Bernard Lavilliers si esibisce sotto gli Sharpy

Bernard Lavilliers si esibisce sotto gli Sharpy

Anno

2014

Luogo

Francia

Copyright delle fotografie

Laurent Chapot

Lighting designer

Laurent Chapot

Produzione/Rental

Dushow

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data pubblicazione: 25 Luglio 2014

Francia - È sulla mitica scena dell'Olympia di Parigi che il talentuoso lighting designer Laurent Chapot, fedele collaboratore del rocker francese Bernard Lavilliers da anni, firma un lighting design inventivo e ingegnoso, quasi completamente ideato con proiettori a basso consumo messi a disposizione dal fornitore di impianti audiovisivi francese Dushow.

Laurent Chapot ha avviato da poco questa presa di coscienza in materia di risparmio di energia, per privilegiare una luce più «pulita», ma motivato anche da un desiderio di varietà nelle sorgenti luminose e nei proiettori, di facilità di trasporto e di ancoraggio, pur mantenendo sempre e comunque intatta la qualità di illuminazione.

È in questa ottica che il designer preferito delle « vecchie » star francesi ha scelto 24  Sharpy di Clay Paky, nella loro versione Sharpy Beam (x12), il cui successo e le cui qualità non devono certo essere dimostrati, ma anche nella loro nuova declinazione di Sharpy Wash (x12), per realizzare un fondale di scena e illuminare un ciclorama sobrio ed elegante, con lampade da 190 W e 330 W rispettivamente.

Così Laurent Chapot che “preferisce avere molti piccoli proiettori diversi anziché pochi di grande ingombro”, si rivolge inevitabilmente a questi fari compatti, potenti e affidabili. “In questa gamma da 300 W circa, la varietà è ampia e posso divertirmi a scoprire o riscoprire degli apparecchi cui sono affezionato. Ma la scelta non ammette concessioni: i proiettori devono avere innanzi tutto un'emissione luminosa di alta qualità, come nel caso degli  Sharpy di Clay Paky.”

Volutamente privo di fronzoli al fine di rispettare i desideri dell'artista, il suo design alterna novità e valori consolidati nel tempo: «Il kit è come sempre variegato, precisa Laurent Chapot, perché ogni proiettore ha una funzione precisa, e personalmente rispetto delle formule che mi sono care, come l'alternanza Wash LED/Spot sulla parte frontale, oppure i proiettori a LED sotto i drum. Abbiamo degli Sharpy Beam installati a doccia, estremamente performanti e compatti, per realizzare degli intrecci grafici di fasci luminosi nell'aria. Ci sono inoltre degli Sharpy Wash a terra che dipingono cromaticamente il ciclorama e producono la tenda di luce in ripresa dal basso verso l'alto.
Ho scelto la versione Wash di questo proiettore con lampada a scarica con sistema ad arco perché era l'unica che con i suoi 330 W fosse abbastanza potente, e sono piuttosto soddisfatto delle sue rese luminose. Tanto in angolo "narrow" che con la massima apertura, i colori sono belli e le funzioni ricche di effetti efficaci.»


Comunque, anche se il lighting designer lavora sempre con la piena fiducia del suo artista e ha tacitamente carta bianca per quello che sarà il disegno luci, il capitolato della tournée era ben definito, sia dal punto di vista del budget (team luci ridotto, 2 semirimorchi, scelta dei proiettori meno costosi ma pur sempre performanti, come gli Sharpy di Clay Paky), sia da quello artistico, poiché Bernard Lavilliers rivendicava un desiderio di sobrietà, preoccupato di esibirsi su una scena sì elegante, ma senza grandi schermi video, né eccesivi allestimenti scenici o altri artifici superflui.

Dunque, non è stato facile imporre la presenza di totem video.

Laurent Chapot ci spiega che ha “dovuto veramente far opera di convincimento su Bernard Lavilliers circa la loro utilità, dimostrandogli soprattutto che il video non sarebbe risultato invasivo e che non gli avrebbe tolto il centro della scena.

« Anche se ero più che sicuro del fatto mio, di fronte alle reticenze è stato come se ci fossimo lanciati in una vera e propria sfida. Abbiamo dovuto fare le nostre prove con questi totem, prima di tutto dimostrando la qualità del materiale scelto, poi utilizzando il video di per sé in modo sobrio, discreto ma efficace, sempre in sintonia con la luce. Costituiscono un insieme di finestre che si nascondono totalmente grazie ai pannelli SMD black face, invisibili nel buio, attraverso i quali si scopre la scena che è proiettata. A seconda del caso, l'effetto di profondità è sorprendente. » 

Duplicati da specchi su teste mobili motorizzate, gli Sharpy Beam inviano i loro fasci luminosi ultrapotenti ovunque nella sala.

La luce dello show e il video sono gestiti con grande piacere dal lighting designer stesso dietro la sua GrandMA 2 MA Lighting e dal suo operatore e partner di lungo corso, Laurent Garnier.Adoro sempre utilizzare il video in combinazione con la luce” ci confida Laurent Chapot. “Disponiamo di un Catalyst Media Server e di due console luci, e condividiamo il sistema in rete aperta, dove ciascuno di noi può intervenire nel quadro dell'altro, come ad esempio nel balletto degli Sharpy, dedicandoci uno alla precisione ritmica mentre l'altro inserisce delle variazioni di movimento e cromatiche.”

Ancora un bello spettacolo di luci ideato da un designer fedele a se stesso, ai suoi artisti e al suo team che condivide con lui la sua grande passione. Niente viene pensato o collocato per caso nel design di Laurent Chapot: il concept rimane al centro della creazione e della scelta dei proiettori, perfino nella gestione delle smoke machine, con i fumi sempre sapientemente dosati malgrado questa sala non sia esattamente l'ideale per l’utilizzo del fumo.

Per ulteriori informazioni contattare Davide Barbetta davide.barbetta@claypaky.it