Clay Paky illumina il Festival Vivid Sydney

Clay Paky illumina il Festival Vivid Sydney

Anno

2016

Luogo

Australia

Produzione/Rental

Show Technology

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data pubblicazione: 5 Agosto 2016

AUSTRALIA - Ogni anno le strade e i grattacieli di Sydney esplodono in un tripudio di luci in occasione del festival Vivid Sydney, uno degli eventi più spettacolari e coinvolgenti della capitale australiana, inaugurato nel 2009. Le luci e le installazioni del Vivid Sydney illuminano gli edifici più rappresentativi della capitale australiana, tra cui la celeberrima Sydney Opera House, la Customs House, il Museo Marittimo e lo Star City Casino.

Quest’ultimo in particolare, chiamato comunemente “The Star”, è stato protagonista di un light show senza precedenti.

Nell’edizione 2015 del Vivid Sydney, sul tetto dello Star sono stati montati 44 Clay Paky Sharpy e 10 Mythos nell’ambito della installazione denominata Mission Control. Lo show che ne è scaturito è stato così spettacolare e ha ottenuto un così grande successo di pubblico, che gli organizzatori hanno pensato che la perfomance potesse essere replicata anche al di fuori dell’ambito del festival.

Per l’edizione 2016 sono stati invece selezionati 36 Supersharpy, i proiettori Clay Paky che si distinguono per l’altissima resa luminosa. Il fasci di luce del Supersharpy sono incredibilmente potenti e consentono di realizzare effetti a mezz’aria anche a grandi distanze. Grazie a una griglia perforata che crea un fascio di luce perfettamente parallelo, simile a un raggio laser, l’angolo di proiezione può essere ridotto quasi a zero gradi.

“Abbiamo scelto queste luci in virtù delle esperienze avute in passato con il marchio Clay Paky, tutte estremamente positive” ha commentato Bruce Dwyer, direttore luci dello Star. “Inizialmente avevamo preso in considerazione l’impiego dei Mythos, ma in seguito abbiamo optato per le luci Supersharpy che meglio si prestavano alle nostre esigenze”.

Per proteggere i Supersharpy dal clima variabile caratteristico di Sydney, ciascun proiettore è stato inserito in un Igloo Clay Paky, una cupola in policarbonato particolarmente resistente che offre una protezione totale dalla pioggia e dall’umidità. All’interno dell’Igloo viene mantenuta costante la temperatura ideale di funzionamento dei proiettori (tra 0°C e 35°C) anche nelle condizioni climatiche più ostili.

L’edizione dello scorso anno del festival prevedeva un uso interattivo delle luci, in cui era il pubblico stesso ad avere la possibilità di controllare i movimenti dei fasci luminosi attraverso un touch screen, con risultati a volte davvero bizzarri. Per il Vivid Sidney 2016 si è invece optato per una programmazione e una coreografia delle luci ben salde nelle mani degli addetti ai lavori, con il ritmo dettato da movimenti rapidi e precisi. Gli angoli di proiezione dei fasci luminosi sono stati attentamente verificati in modo da non creare problemi agli immobili residenziali, non disturbare gli automobilisti che percorrevano l’Harbour Bridge o, ancora, non interferire con il traffico aereo.

La società Show Technology ha fornito per questo progetto una soluzione “chiavi in mano”, grazie alla stretta collaborazione tra Bruce Dwyer e il manager tecnico Mike Gearin.

“In sostanza, le 36 luci sono state gestite da due console/PC della MA (una principale e una di backup) con unità di connessione dati MA4port” ha raccontato Mike Gearin. “I PC sono stati assemblati ad hoc da James Moore della Show Technology. Abbiamo così fatto in modo di poter programmare lo show a distanza, dalla parte bassa dei pontili sul mare, area da cui è stato possibile avere una visione complessiva degli effetti delle luci. Tutto lo show è stato gestito sugli MA, attraverso la funzione Agenda con una programmazione a cadenza oraria. Abbiamo speso molto tempo per modificare il programma in modo da offrire ogni giorno qualcosa di diverso e non annoiare gli spettatori con ‘il solito show delle otto di sera’”.

Grazie all’RDM è stato possibile stabilire una comunicazione bidirezionale tra proiettori e computer. Il software ha generato quotidianamente un report di diagnosi automatica, in grado di identificare eventuali problemi riscontrati nel funzionamento dei proiettori. Gli Igloo, poi, non fungono solo da cupole protettive con aspiratore: in caso di surriscaldamento del proiettore interviene il monitoring del sistema di raffreddamento con cut-out automatico. In più, il dispositivo di sicurezza incorporato nei Supersharpy consente il fade-out dei proiettori nel caso in cui si verifichi una perdita dati o il blocco della panoramica. In questo modo, se si verifica una perdita di potenza o di dati da parte dell’Igloo, il proiettore si spegne in automatico.

La società PCC Event Services ha fornito una rete wireless che ha consentito il collegamento tra proiettori e computer di programmazione, posti a 400 metri di distanza gli uni dagli altri. In questa occasione è stata utilizzata, per la prima volta in Australia, una fibra area per la rete di illuminazione: due reti punto-a-punto da 24 GHz a 1GB al secondo.

“È davvero incredibile ottenere 1 GB al secondo a 400 metri di distanza in una zona letteralmente intasata da reti Wi-fi” ha sottolineato Mike Gearin. “Configurare il sistema è stato estremamente semplice, proprio solo una questione di plug and play. Abbiamo utilizzato la console di programmazione grandMA e abbiamo avuto la nostra sessione MA operativa in pochi secondi, con una connessione veloce e senza latenze. Avevamo poi una fibra aerea sistemata permanentemente in cima al The Star e un’altra sul pontile, montata sullo chassis di un altoparlante. Abbiamo allineato il tutto con gli strumenti e… siamo partiti!”

Come parte integrante dell’impianto vi è ancora da segnalare l’unità customizzata di distribuzione elettrica della società tedesca Indu-Electric, realizzata appositamente per soddisfare le esigenze legate al progetto. In sostanza si tratta di un’unità a 12 canali Socapex IP55 Rated, con un’unità ausiliaria CeeForm da 16 amp per gli Igloo, ventole e software. L’intero sistema è cablato con connettori CeeForm.

Secondo Bruce Dwyer, il lavoro svolto dalla Show Technology è stato esemplare.

“Abbiamo lavorato fianco a fianco con Mike Gearin, dall’ideazione concettuale dello spettacolo fino al suo completamento” ha aggiunto. “Il suo è stato un esempio brillante delle ottime capacità di intervento della Show Technology. Il nostro progetto ha previsto tempi di esecuzione davvero stretti e una scaletta operativa molto serrata. Il supporto da parte della Show Technology ha coperto tutte le fasi: dall’acquisizione delle attrezzature alla progettazione dei sistemi di alimentazione e connessione, fino all’installazione, avvenuta assieme ai nostri tecnici. La tempistica ha subito modifiche quasi ogni giorno, a causa degli immancabili imprevisti, ma Mike e la Show Technology hanno sempre condotto le operazioni in maniera impeccabile, senza scomporsi e superando ostacoli di qualsiasi tipo. Nulla ha rappresentato davvero un problema. Qualsiasi dubbio tecnico, anche nella fase successiva all’installazione, è stato risolto in maniera rapida e concisa”.

“Tirando le somme, il lavoro svolto da Mike Gearin insieme alla Show Technology è stato preziosissimo per tutta la durata del progetto e di questo siamo davvero molto grati.”

Pochi giorni dopo aver completato l’installazione, Sydney è stata colpita da una delle tempeste più forti di sempre, ma l’intero set è rimasto completamente illeso.

The Star è ora dotato di un impianto davvero straordinario e affidabile. Sicuramente ha in serbo progetti meravigliosi e installazioni splendide, tanto da renderlo il complesso a servizi integrati più importante in Australia.

Cliente: The Star
Project Manager: Bruce Dwyer
Technical Manager: Mike Gearin
Programmazione e creatività: Benjamin Ronczka

Per ulteriori informazioni contattare Davide Barbetta davide.barbetta@claypaky.it