Clay Paky Sharpy all’opera NEITHER di Morton Feldman e Samuel Beckett

Clay Paky Sharpy all’opera NEITHER di Morton Feldman e Samuel Beckett

Anno

2012

Luogo

Germania

Lighting designer

Björn Hermann

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data pubblicazione: 29 Aprile 2012

Neither è la prima opera lirica moderna in audio 3D. "Un mind-movie per il XXI secolo, che gioca con la tecnologia e i media di oggi." (MDR Figaro)

Il 2 marzo 2012, la compagnia teatrale Phase 7, diretta dal direttore artistico Sven Sören Beyer, ha messo in scena la prima opera lirica in audio 3D allo European Center of the Arts Hellerau a Dresda, in Germania.

L'opera originale, scritta da Samuel Beckett e musicata da Morton Feldman nel 1976 per orchestra da camera e voce soprano, è una delle più misteriose opere liriche dell'epoca moderna, ed è stata interpretata in un modo totalmente nuovo grazie alle possibilità offerte dalla tecnologia dei giorni nostri.

L'orchestra originale è stata sostituita da un'orchestra virtuale, posizionata in modo tridimensionale tra il pubblico, con i singoli strumenti che si muovevano mentre suonavano. Il pubblico era seduto al centro di un ottagono formato da 72 altoparlanti che creavano un suono in 3D, attraverso il sistema wave field progettato dalla IOSONO. L'unica cantante presente in carne ed ossa è stata Eir Inderhaug, la quale era in piedi su una piattaforma posta in mezzo al pubblico, avvolta in una scultura di luci in continuo mutamento, creata da 12 Sharpy di Clay Paky e da 8 specchi.

L'opera occupa una posizione molto speciale all'interno della storia dell'opera moderna, perché sia il compositore Morton Feldman che l'autore Samuel Beckett inventarono un modo totalmente nuovo di avvicinarsi a questo genere. Rifiutarono qualsiasi tipo di canovaccio, personaggi o azione drammatica. Non si troverà nulla di tutto ciò in quest'opera, che invece cerca di descrivere la condizione umana, niente di più e niente di meno. Dopo una conversazione avvenuta tra i due artisti nel 1976, durante la quale si trovarono d'accordo sul fatto che avrebbero rifiutato qualsiasi modo di fare opera lirica in uso fino ad allora, Samuel Beckett scrisse un misterioso libretto, simile ad una breve poesia, di sole 87 parole, che successivamente spedì a Morton Feldman in una cartolina.

Un anonimo ego, lacerato e confuso, incapace di trovare il suo posto nel mondo, sta cercando di parlare e di descrivere la sua condizione esistenziale, non riuscendoci mai e cercando un luogo che sia il più possibile simile a casa. Basandosi su questo, Morton Feldman compose un pezzo di 50 minuti per orchestra da camera e voce soprano, che canta in un tono talmente alto da rendere impossibile capirne le parole. Solo le vocali possono essere ascoltate.

La Phase 7 è riuscita a legare questo pezzo estremamente astratto alle sensazioni create dall'identità mediatica della vita moderna, creando un'atmosfera di incertezza e cambiando continuamente l'illuminazione intorno alla soprano Eir Inderhaug.

Il lighting designer Björn Hermann ha ristretto l'impianto di luci ai soli Sharpy di Clay Paky, spiegando che "era l'unico modo di creare una scultura di luci così precisa, grazie alla loro incredibile capacità di focus da un ridottissimo angolo di irraggiamento."

La scultura di luce ha giocato un ruolo molto importante all'interno di tutta la performance, creando una varietà di immagini insieme alla musica, ed emergendo come un partner o un mondo con cui la cantante poteva mettersi in relazione, indicandole il cammino nell'oscurità. Alternando tra una prigione formata da fasci luminosi intorno a lei, a un punto luminoso focalizzato su di lei come figura di luce, fino a una luce domestica diffusa, quasi confortante, che la circondava contro l'oscurità infinita, il light design è diventato l'architettura e il vero e proprio set della performance.

A due spettacoli tutti esauriti a Dresda faranno seguito cinque performance allo Radialsystem V di Berlino nel giugno 2012, prima che l'opera viaggi in Asia, per il New Vision Arts Festival di Hong Kong nel novembre 2012.

Per ulteriori informazioni contattare Davide Barbetta davide.barbetta@claypaky.it